Capire l’ Iceberg della propria organizzazione

Ogni organizzazione  ha a che fare con il proprio iceberg, grande o piccolo fa poca differenza.

Nel 1986 la Shell al fine di migliorare la propria performance in materia di Safety, si domandò “perchè la gente sbaglia?“, la risposta arrivò poco dopo, nel 1990, dalle Università di Laiden e Manchester alla quale fu commissionata una ricerca in tal senso.

La risposta fu ” perchè la esponiamo in un ambiente imperfetto”.

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L’Iceberg

 

Pertanto, in questo ambiente imperfetto, le persone commettono errori, sbagli, violazioni (violazioni eccezionali, violazioni di routine, violazioni ottimizzate, violazioni situazionali) e/o sabotaggi per vari motivi, che non sto qui a spiegare in dettaglio.

Nel 1988, l’International Loss Control Institute (ILCI) condusse su uno studio su 1,753,498 accidents avvenuti in 297 organizzazioni di diversi settori.

1,750,000 impiegati che lavorarono più di 3 miliardi di ore/uomo.

I dati dimostrarono che per ogni serio incidente o infortunio con inabilità permanente, c’erano 9,8 minor injuries, e 30,2 danni alla proprietà (property damages) e 600 no loss incidents.

Se rapportiamo questi dati in un Iceberg può sembrare caricaturale ma l’idea che i ricercatori hanno fatto nel rappresentare l’iceberg è ancora valida anche se analizziamo altre tipologie di incidenti.

Tutte le attività che vengono svolte a bordo (imposte dai regolamenti), analisi incidenti, ispezioni tecniche e safety, audit interni ed esterni se non opportunamente gestite per “scandagliare” la parte immersa della piramide, ovvero identificare e gestire le “1.000 unsafe conditions”, si disattende la corretta gestione del proprio “Safety Management System” con conseguente rischio del ripetersi dei problemi, ma soprattutto si perde, come dice la nuova ISO 9001:2015, l’opportunità di migliorare le proprie performance.

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